Reimagining Justice – Report sulla VI Conferenza annuale di SAFI 2025 ad Amsterdam
La sesta Conferenza annuale della Societas Aperta Feminarum in Iuris Theoria (SAFI) si è tenuta il 9 e 10 ottobre 2025 presso l’Università di Amsterdam, riunendo studiose e studiosi di diverse discipline per riflettere su uno dei temi più delicati e urgenti del nostro tempo: la giustizia. Organizzato da Kritika Maheshwari (TU Delft) e Hadassa Noorda (University of Amsterdam), sotto la supervisione di Giulia Battistoni (University of Verona), l’evento aveva lo scopo di esplorare la persistente tensione tra giustizia e diritto, analizzando come il potere, i bias istituzionali e le disuguaglianze di genere influenzino i processi decisionali giuridici.
Nel corso dei due giorni, è emerso in modo chiaro che, sebbene il diritto positivo aspiri spesso a incarnare i principi di giustizia, la loro effettiva realizzazione pratica resta estremamente complessa in molteplici ambiti – dalla migrazione alla medicina, dalla politica all’intelligenza artificiale, fino alle questioni di responsabilità e punizione, agli stereotipi di genere, ai diritti delle famiglie contemporanee e ai diritti LGBTQ+.
L’evento si è aperto con la keynote lecture della professoressa Annalise Acorn (University of Alberta), intitolata “Justice and Polarisation: The Case of Gender-Affirming Care”. Acorn ha mostrato come non esista un consenso chiaro e universale su ciò che sia “giusto” o “sbagliato” nell’ambito delle cure di affermazione di genere. Con notevole chiarezza e precisione, Acorn ha illustrato gli argomenti a favore e contro tali cure, considerandoli da diverse prospettive: la giustizia distributiva – relativa alla distribuzione di benefici e oneri; la giustizia correttiva – orientata alla riparazione del danno; e la giustizia come tutela dei diritti umani. Ne è emerso un quadro estremamente complesso e un dibattito fortemente polarizzato, in cui prendere posizione rischia spesso di sconfinare nel dogmatismo. Reimmaginare la giustizia in questo contesto, ha suggerito Acorn, significa tentare di ridefinire alcuni di questi aspetti, ascoltare le posizioni opposte senza cadere in conflitti irrisolvibili, coltivando l’empatia verso l’altro.
Il panel Feminist Legal Philosophy ha poi esplorato come il diritto, pur fondandosi formalmente sulla giustizia e sui diritti umani, finisca spesso per perpetuare discriminazioni, bias e disuguaglianze strutturali. Le discussioni hanno affrontato la persistenza di pratiche che violano dignità e privacy nelle procedure di asilo basate su identità di genere e orientamento sessuale, l’influenza degli stereotipi di genere e dei bias epistemici sulle decisioni giudiziarie nei casi di violenza sessuale e la crescente minaccia che il populismo di destra rappresenta per i diritti LGBTQ+ in Europa. Nel complesso, il pannello ha sottolineato l’urgenza di ripensare i quadri giuridici affinché diventino strumenti autentici di equità, inclusione e giustizia sostanziale.
Nel pomeriggio si sono tenuti due panel paralleli: Democracy & Justice e Rights & Law.
Il panel Democracy & Justice ha analizzato l’evoluzione del rapporto tra governo democratico, giustizia e sistema penale. È emerso come una vera democrazia liberale debba privilegiare la riabilitazione e il reinserimento sociale rispetto alla punizione, come il whistleblowing possa costituire un atto democratico di responsabilità e resistenza etica, e come l’ascesa del populismo penale rischi di trasformare il diritto penale in uno strumento di controllo che mina la giustizia sostanziale. Il dibattito ha così messo in discussione gli approcci punitivi, proponendo una visione della giustizia partecipativa, relazionale e fondata sulla dignità umana.
Il pannello Rights & Law ha indagato come le esperienze di genere e le narrazioni personali mettano in crisi i paradigmi giuridici tradizionali, rivelando i limiti della giustizia formale. Gli interventi hanno evidenziato l’importanza degli approcci femministi e narrativi al diritto, mostrando come la narrazione e la memoria collettiva possano trasformare la giustizia in un processo partecipativo e inclusivo, e come i bias giudiziari e gli stereotipi radicati – in particolare nei casi di maternità surrogata – continuino a marginalizzare le forme familiari non normative. Nel complesso, il panel ha invocato una reimmaginazione della giustizia come pratica empatica, dialogica e radicata nell’esperienza vissuta, al di là della rigidità delle istituzioni.
La giornata si è conclusa con il SAFI meeting, durante il quale le presidenti Giulia Battistoni e Sabrina Zucca-Soest hanno presentato la missione, gli obiettivi e i risultati raggiunti dalla società. Hanno riaffermato l’impegno di SAFI nella collaborazione interdisciplinare, per l’uguaglianza di genere e l’inclusività nel diritto e nella giustizia, nonché il sostegno alle giovani studiose attraverso iniziative di ricerca e networking internazionali. La sessione si è chiusa con una presentazione delle prospettive future e della visione condivisa di ampliare l’impatto accademico e sociale di SAFI.
Il secondo giorno è stato particolarmente intenso, con due sessioni consecutive di tre panel paralleli ciascuna.
Uno di questi, dedicato a Abolitionist Approaches to Criminal Law, ha esaminato come le prospettive femministe e abolizioniste possano ridefinire la giustizia in contesti in cui i sistemi punitivi perpetuano, anziché sanare, il danno sistemico. Il dibattito ha evidenziato la necessità di superare la logica retributiva, puntando verso pratiche di responsabilità comunitaria, giustizia riparativa e trasformativa, ridefinendo la giustizia come inclusiva, empatica e consapevole delle strutture che la sorreggono.
Un altro panel, New Visions for Justice in Law, ha esplorato teorie emergenti che mettono in discussione i modelli giuridici statocentrici e individualistici. Gli interventi hanno mostrato come globalizzazione, potere transnazionale e responsabilità condivisa richiedano una concezione reticolare e relazionale del diritto, in cui la giustizia si realizza attraverso interdipendenza, solidarietà e democratizzazione dell’autorità giuridica. Nel complesso, i panel hanno evidenziato un cambiamento di prospettiva verso una giustizia intesa come pratica dinamica e collettiva, radicata nella cura, nella cooperazione e nella trasformazione sistemica.
Il panel Judicial Practice & Justice ha analizzato l’interazione tra diritto, potere e giustizia nei contesti globali, sovranazionali e locali, mettendo in luce la natura profondamente politica dell’autorità legale. Le discussioni hanno mostrato come i sistemi giuridici possano sia consolidare il potere e riprodurre disuguaglianze, sia diventare strumenti di responsabilità e emancipazione se ripensati in chiave partecipativa ed etica. Il dibattito ha sottolineato la necessità di concepire l’autorità giuridica come pratica dinamica, collettiva e orientata alla giustizia – capace di creare ponti tra istituzioni e comunità, sfidare le gerarchie consolidate e restituire al diritto il suo potenziale trasformativo.
Il panel Legal Perspectives on Health ha esplorato il rapporto tra giustizia globale e diritto alla salute, problematizzando i presupposti concettuali e strutturali che sorreggono gli attuali quadri giuridici e politici. Le discussioni hanno evidenziato come i modelli dominanti si basino spesso su logiche economiche o normative troppo ristrette, incapaci di cogliere la complessità delle disuguaglianze sanitarie globali e delle esperienze vissute dalle comunità marginalizzate. Mettendo in luce i limiti delle definizioni tradizionali di “bene pubblico” e la persistenza di strutture eteronormative ed esclusive nel diritto internazionale, il panel ha invitato a reimmaginare la giustizia sanitaria su basi inclusive, intersezionali e orientate al superamento delle gerarchie sistemiche nella governance globale.
Il panel Cultural Perspectives in Criminal Law ha affrontato il modo in cui i sistemi giuridici si confrontano con la diversità culturale e la pluralità normativa nelle società multiculturali. Le discussioni hanno sottolineato l’importanza del dialogo interculturale e della riflessività nel ragionamento giudiziario, mettendo in guardia contro interpretazioni etnocentriche e contro l’uso strumentale della cultura come giustificazione della criminalizzazione. Il dibattito ha evidenziato la necessità di un approccio critico alla cultura nel diritto – che valorizzi diversità ed equità senza permettere che le norme culturali diventino strumenti di esclusione o coercizione.
Il panel Rethinking Justice between Form, Force, and Fiction ha esplorato l’interazione tra diritto, giustizia e immaginazione, mostrando come la narrazione e la creatività possano restituire al diritto le sue dimensioni etiche e umane, spesso perdute in approcci eccessivamente formali o procedurali. Le relatrici e i relatori hanno messo in evidenza come l’interpretazione estetica e la narrazione aprano nuovi spazi di comprensione della giustizia, sfidando le strutture rigide e immaginando forme più umane, inclusive ed empatiche di legalità. Nel complesso, i contributi hanno invitato a ripensare la giustizia come pratica interpretativa e immaginativa, radicata nell’empatia, nel dialogo e nel potere trasformativo della narrazione.
Il pomeriggio ha visto poi la presentazione del progetto di ricerca Marie Skłodowska-Curie di Giulia Battistoni, “Collective Responsibility towards Nature and Future Generations”, che ha illustrato gli obiettivi principali e i risultati raggiunti nei tre anni di ricerca. Il progetto riconsidera il concetto di responsabilità collettiva verso la natura e le generazioni future alla luce dell’idealismo tedesco e della teoria della responsabilità di Hans Jonas. Esso indaga innanzitutto il fondamento razionale di un dovere proattivo di proteggere il mondo, basato sulla concezione dell’essere umano come agente razionale e responsabile, allo stesso tempo parte integrante della natura; successivamente esplora anche le dimensioni motivazionali e pratiche della responsabilità, collegando i fondamenti teorici alle loro implicazioni concrete.
La presentazione è stata seguita da due panel paralleli.
Il panel Technology & Justice ha esaminato le sfide etiche e giuridiche poste dalle tecnologie emergenti – in particolare l’intelligenza artificiale e le neurotecnologie – all’interno del sistema della giustizia. Le discussioni si sono concentrate su come mantenere autonomia, responsabilità e legittimità quando la cognizione e la decisione umane sono mediate tecnologicamente. Il dibattito ha sottolineato l’importanza di approcci relazionali e collettivi alla supervisione umana, della tutela dell’autonomia cognitiva tramite garanzie come trasparenza e consenso, e della necessità di considerare fiducia istituzionale e contesto sociale nella valutazione dell’equità tecnologica. Nel complesso, il panel ha invitato a una riconcettualizzazione della giustizia e della legalità nell’era dei sistemi intelligenti e neuro-integrati – fondata su etica, responsabilità e dignità umana.
Il panel Justice in Criminal Law ha esplorato come la giustizia debba essere ripensata oltre i quadri punitivi, esclusivi e procedurali, enfatizzando dignità, inclusione e trasformazione. Le discussioni hanno affrontato la responsabilità morale delle istituzioni verso i gruppi vulnerabili, le implicazioni etiche dell’ergastolo e la necessità di superare modelli retributivi radicati nel debito morale e teologico. Nel complesso, il panel ha proposto una visione della giustizia come pratica viva ed emancipatoria, capace di smantellare la violenza strutturale e promuovere cura, reintegrazione e fioritura umana.
La giornata si è conclusa con la keynote lecture della professoressa Monika Kirloskar-Steinbach (University of Amsterdam), dal titolo “Shaping Justice”. Nel suo intervento, Kirloskar-Steinbach ha mostrato come tanto il discorso accademico quanto la prassi giuridica restino profondamente strutturati da ciò che Charles Mills definisce “white time”. Ha invitato il pubblico a riflettere su come i quadri temporali ed epistemici dominanti continuino a fondare la definizione di progresso, legittimità e autorità a partire dal paradigma dell’uomo bianco. Attraverso la storia di Mohammad – un uomo vittima di pregiudizi da parte di un giudice – ha rivelato la persistenza dei bias razziali e il modo in cui l’ignoranza epistemica perpetua l’ingiustizia nelle istituzioni. La sua lezione ha offerto un potente promemoria: per dare veramente forma alla giustizia, dobbiamo affrontare non solo gli esiti discriminatori, ma anche gli ordini temporali ed epistemici più profondi che li sostengono.
Nel corso della conferenza, la giustizia è emersa come un ideale dinamico e sfaccettato: mai fisso, ma costantemente ridefinito attraverso dialogo, critica e immaginazione. Le presentazioni e i dibattiti ne hanno rivelato la profonda interconnessione con potere, vulnerabilità e responsabilità, spingendo oltre i confini della punizione e del formalismo. In ultima analisi, la giustizia è apparsa non come un principio statico, ma come una pratica etica e collettiva di cura, inclusione e trasformazione.
Giulia Battistoni, in collaborazione con Kritika Maheshwari
(pubblicato in inglese sul sito di SAFI al seguente link: https://safi-network.org/uncategorized/amsterdam-2025-conference-report)
Di seguito, le organizzatrici: Kritika Maheshwari, SAFI Ambassador in Olanda; Hadassa Noorda, SAFI Fellow; Giulia Battistoni, Presidente di SAFI.








